Babbo Natale arriva in Senegal con le renne e tutto il resto. “Oh-Oh-Oh! Merry Christmas!”. I bambini lo guardano con gli occhi fradici, non ride nessuno. Allora Babbo Natale va dal frate missionario e gli chiede: “Oh-Oh-Oh! Ma perché questi bambini sono così seri?”. E il frate: “Ecco, Babbo, non mangiano da una settimana”. “Non mangiano? E allora niente regali! Oh-Oh-Oh!”. E se ne va. Lo so, è una barzelletta agghiacciante, e morire di fame è peggio che morire di bassi, però l’altro giorno un ragazzo è morto di bassi, nel senso di basse frequenze, e questa cosa mi trapana il cervello da qualche giorno.
Si chiamava Tom Reid, aveva 19 anni ed era uno studente modello. Londra, siamo a Londra, mi piacerebbe dire che ho trovato la notizia su Metro mentre ero sulla Tube per Trafalgar, e invece, come al solito, internet. Tom, racconta il Metro, era a una festa al Koko Club di Camden e il locale era pieno di gente che ballava e beveva e usciva a fumarsi dei paglioni, e Tom invece stava di fronte alle casse a muovere la testa perché sotto cassa tutto passa. La festa si chiamava Night of Mayhem, come gli eventi di Facebook, e Tom non beve e non fuma, Tom non beve e non fuma e non si droga, l’ha detto l’autopsia. L’autopsia perché a un certo punto Tom ha detto al suo amico: “The bass is affecting me”, ovvero “Il basso mi sta prendendo”, più o meno. Solo che il basso l’ha preso al cuore: “My heart feels funny, it’s beating so fast”, che ridere, il mio cuore batte forte forte forte. Ambulanza, ospedale, dottori che scuotono la testa: Sindrome da Morte Improvvisa per Aritmia Cardiaca, uccide 12 persone alla settimana (dodici persone alla settimana, quasi due al giorno, io non ci credo troppo, è scritto su Metro e Metro non è esattamente l’Economist, però Tom è morto di bassi, lo dice l’autopsia).
“L’ascolto (…) è il senso stesso dello spazio e del tempo, colto attraverso la percezione dei gradi di lontananza e dei ritmi regolari dell’eccitazione sonora. Come per il mammifero il territorio è contrassegnato da odori e suoni, così anche per l’uomo l’appropriazione dello spazio è in parte sonora: lo spazio domestico, quello della casa, dell’appartamento (equivalente in fondo al territorio animale) è uno spazio di rumori familiari, riconosciuti, che nel complesso formano una sorta di sinfonia domestica: sbattere differenziato di porte, voci, rumori di cucina, di tubature, echi dall’esterno (…). Si sa l’angoscia del bambino ricoverato in ospedale che non sente più i rumori familiari del rifugio materno. Su questa base uditiva si fonda l’ascolto, in quanto esercizio di una funzione d’intelligenza, ossia di selezione. Se la base uditiva invade l’intero spazio sonoro (cioè se il rumore ambientale è troppo elevato), la selezione, l’intelligenza dello spazio non è più possibile, l’ascolto è compromesso” (Barthes, Il corpo della musica).
Il suono è una bussola, io quando mi sento perso mi metto a cantare e mi ritrovo subito: l’altro giorno aspettavo che venissero a prendermi in stazione e non avevo il walkman e mi sono messo a cantare, piano. Ci sono quelli che picchiettano con una moneta contro il palo di un semaforo, così, per passare il tempo, e poi ci sono quelli che fumano e quelli che parlano al cellulare. Io, se devo aspettare qualcuno, canto: “Nel buio, colto dalla paura, un bambino si rassicura canticchiando. Cammina, si ferma al ritmo della sua canzone. Sperduto, si mette al sicuro come può o si orienta alla meno peggio con la sua canzoncina. Essa è come l’abbozzo, nel caos, di un centro stabile e calmo, stabilizzante e calmante. Può accadere che il bambino si metta a saltare, mentre canta, che acceleri o rallenti la sua andatura; ma la canzone stessa è già un salto: salta dal caos a un principio di ordine nel caos, e rischia di smembrarsi a ogni istante. C’è sempre una sonorità nel filo d’Arianna. O nel canto di Orfeo” (Deleuze e Guattari, Mille Piani. Barthes e Deleuze, diosanto, sono passati tre anni e sono ancora lì).
La voglia di ascoltare-la-musica-fortissimo ce l’abbbiamo avuta tutti, fa poca differenza se si tratta di un rave super tunz o di una dancehall imballata di ganja o di un concerto punk in cui il pogo “puzza di carne umana rancida” (cit.): ogni tanto ci abbandoniamo al suono e vogliamo solo sentire nella pancia il cazzotto del basso, e urlare, anche, urlare fortissimo. Ecco, il basso uccide, non uccide come la fame, però uccide. Sappiatelo.
Simone Rossi
Commenti (2):
18/12/2009
Lesiboi
sticazzi. forse devo abbassare il volume delle cuffie allora?
Buon Natale ciemmecu.
18/12/2009
Metal Militia 666
ai concerti metal non c'è il basso perchè il basso non se lo caga nessuno. Si sente solo un fortissimo tssh-tssh-tssh.
Il volume è importante, soprattutto quando lo puoi tagliare con un grissino.
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