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KIJU - Demo(n)cracy
 

Tracklist:
01. Tag Your Bones
02. Inside
03. I Don't Tolerate Who's Not Tolerant
04. Deserve The Truth
05. Disappear
06. Seiuzed By The Neck
07. Bean
08. Surf Diesel
09. Bullshit Bandbook
10. Born Aborted
...
15. VI
16. Dog


Mi viene da sorridere a pensare che questo disco dieci anni fa l'avrebbero definito thrash metal, cinque anni fa nu metal, oggi lo chiamano metalcore. Vabbè. Al di là delle etichette, questo è un disco importante per una serie di ragioni. Prima di tutto, vista la quantità delle tracce e l'indubbia qualità della produzione, è la conferma che i Kiju fanno sul serio, che la precedente uscita ufficiale non era fuoco fatuo. Il fatto poi che l'album sia uscito grazie all'olandese Hardebaran e che buona parte dei live dei cinque fiorentini siano in terra straniera è un'ulteriore segnale di come in ambito pesante la musica made in Italy stia cominciando a godere di stima e riconoscimenti anche al di là delle Alpi. Terzo, e non ultimo, il disco spacca.
Dieci tracce, dalle quali non ne emerge nessuna in particolare, più due bonus, a mio avviso le migliori del lotto. La violenza sprigionata è abnorme, si viene letteralmente aggrediti da un muro sonoro duro come la pietra che non conosce pace fino alla fine. E qua sta una delle (poche) pecche del platter. D'accordo che non ci si possa aspettare un disco all'acqua di rose dai Kiju, però la mancanza di dinamica sia all'interno dei pezzi che nel corso dell'album alla lunga risulta stancante. Non è un caso che il pezzo più particolare sia VI, la prima delle due bonus tracks, interamente strumentale, nella quale i nostri si lanciano in sonorità più dilatate, in parte riprese nella conclusiva Dog. Una seconda pecca che la buona produzione non riesce a nascondere del tutto è la poca originalità della proposta. Mi spiego meglio: il disco è indubbiamente di buon livello, ma è assolutamente in linea con quanto fatto da moltissimi altri gruppi tritaossa. E se sicuramente quest'album rappresenta un ottimo biglietto da visita per contesti come quello tedesco o inglese nei quali il genere è molto in voga, se i Kiju riuscissero a dare un'impronta più personale alla loro proposta riuscirebbero a fare quell'ulteriore salto di qualità che li farebbe brillare di luce propria. In ogni caso, coi suoi pregi e i suoi difetti, Demo(n)cracy si candida sin d'ora ad essere una delle uscite italiane dell'anno, e se i Kiju vi capitano a tiro non fateveli scappare: dal vivo devono essere devastanti.

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