
Abbassa! @ Bosco Albergati - Modena (MO) - 24/06/2012
Circa mille persone, sono circa diecimila euro che sono stati raccolti per la ricostruzione del Circolo Musicale Lato B di Finale Emilia, nella bassa modenese. Più il resto, ricavato dalle birre, dalle salsicce, dai piatti vegetariani, dai gelati, dalle magliette vendute, indossate e sudate, e da tanto altro. Un applauso quindi a tutti. Tutti quelli che stanno provando a far sì chè un centro musicale importante torni a dare spazio a gruppi, esordienti e non.
Facciamo anche i nomi di chi ha organizzato, perchè questo tipo di manifestazioni sono eventi importanti, queste cose devono conoscersi, quindi ecco di seguito coloro che hanno permesso questo: Igloo Collective, Mumble, Associazione Accatà, Associazione Friction, Fienile Circus e Sfera Cubica.
Sedici gruppi e artisti assolutamente non pagati hanno partecipato alla causa e hanno rispettivamente suonato su due palchi, il primo, sotto un tendone, chiamato Heart, e sono stati She Said Destroy!, Three Lakes, Three In One Gentleman Suit, Cut, Gazebo Penguins, Julie’s Haircut, Giardini di Mirò e A Toys Orchestra, mentre sul secondo palco quello all'aperto in mezzo al prato, battezzato Quake, hanno preso posto Ed, The Crazy Crazy World Of Mr. Rubik, Welcome Back Sailors, Forty Winks, Bob Corn, Lo Stato Sociale, Beatrice Antolini e Boxeur The Coeur. Per circa otto ore di musica.
Le prime a salire sul palco, circa alle tre e mezzo, sono le bolognesi She Said Destroy! che pagano un po' di pubblico a causa dell'orario troppo puntuale per l'ascoltatore medio italiano. Di indole indie con sfumature che si mescolano tra batterie punk e distorsioni noise, dovrebbero emanare quell'attitudine riot, tipica di donne quali Kathleen Hannah, ma la decisione è poca. Si gustano con una fresca birra però. Per il resto, diamo la colpa al caldo.
A seguire gli Ed, con il loro nuovo batterista, fresco di un paio di settimane se non ricordo male, si spostano su atmosfere più indie pop, intraprendendo un percorso tra sensazioni intime, acusticità punk e melodie folkeggianti, la chiusura con un pezzo nuovo che dovrà essere nel loro prossimo album, molto ad effetto. Ben fatto.
Three Lakes prosegue le danze, forse un po' sotto tono, ma essendo acoustic folk, forse sono io quello troppo accaldato, da aver difficoltà nel capirne la bravura. Il suo suono comunque risulta curato ed ultra tenue, ed ha una forza, ovviamente leggera, che in un qualche modo rilassa. Poco dopo altri musicisti -credo di aver perso però chi- salgono sul palco per dare il là alla seconda e più corposa parte del set, con decisamente un diverso tipo di vitalità.
Si passa ai The Crazy Crazy World Of Mr. Rubik, veri mattacchioni, che sul palco accendono e si accendono con la loro energia, sarà il loro variegato modo di esprimersi, tra il drone e il funk, con un approccio batteristico davvero aggressivo, declamando versi, alle volte teatralmente, ed intonando cori. La loro chiusura è da grido. Nel senso che il tutto è culminato con sfide urlate tra le parti. Un grid-dialogo.
I Three in One Gentleman Suit vanno avanti con la kermesse, e si fanno sentire abbastanza fortemente, con il loro intercalare parecchio pestone mostrano una certa e determinata furia, per nulla invidiabile a band simili per genere. Suonano con ritmi serrati, creano questi pathos crescenti che riempiono il tendone e motivano a saltare.
Tocca adesso ai Welcome Back Sailors, che con i loro suoni elettrici carini e minuziosi, giocano a farci immaginare le spiagge con le loro tastiere, ad emozionarci con questa voce elettromodificata. Ebbene sì, l'idea di mettersi in costume da bagno è dietro l'angolo, il sole ancora forte e alto, non fa sconti. Freschezza che gronda dal palco, in borsette di acqua calda però.
Poi è la volta dei Cut, esperienza, saggezza rock, una carica emotiva arrogante, troppo esagerata, e le magliette, anche se all'ombra, riprendono a sudare per la carica sprigionata. Un bel momento quando a fine live, i bambinetti dei Cut salgono sul palco. Si sorride.
Quando si ripassa dall'altra parte è il momento di punkeggiare con la decennale band dei Forty Winks, e loro di strada ne hanno fatta, si vede, lo si sente. Lo noto anche nel ballo ritmico tenuto da una ragazza che vestita con un ******** *** ** usciva *** **** ha ondeggiato ritmicamente per buona parte di queste schitarrate bolognesi punk rock. Sono tanti i segnali del rock.
Il momento si infiamma ancora di più quando sul palcono salgono con la loro legna da bruciare i Gazebo Penguins. Il loro punk hardcore fa urlare gridare e saltare, il loro calore si sostituisce al sole ed è una fortuna che la sera stia calando. Sollo e Capra saltano e corrono di qua e di là e certo che piace vedere questa cosa, le teste si muovono con movimenti serrati, le mani agitano i pugni, fino alla fine, fino all'ultimo pezzo, che è condiviso con il cantante dei Red Line Season.
Si cala un attimo la tensione, e c'è spazio per la rilassatezza portata un momento da Majirelle prima, e Bob Corn dopo, che con la sua chitarra classica cantautoreggia e scherza col pubblico, fa ridere e per certi versi ipnotizza, questo perchè Bob ha nelle sue corde qualcosa di magico, che parte probabilmente anche dal suo aspetto, semplice e goffo, dalla sua voce invecchiata da storie, tante sicuramente, che sapientemente nel canto si tramutano in narrazione.
Voltata la pagina acustica è tempo dei Julie's Haircut, che presentano due pezzi nuovi prima, e che ripassano sui loro vecchi brani con maestria, con le chitarre sensibili a splendide melodie post & rock, e le persone rapite a guardare. Guardare loro. Guardarsi. Bella cosa guardarsi. Con sotto i Julie's Haircut.
Dopo un paio d'ore di pausa riprende lo spettacolo sul fare della buia sera con Lo Stato Sociale, come al loro solito con la loro scapestrata simpatia, con il loro modo di scherzare, prendendosi non troppo sul serio, che io forse dal vivo non li capirò mai, ma fanno comunque ballare, la gente canta con il sorriso in faccia, sono forse le tastiere e i testi divertenti, sarcastici, risate da Ikea, da montare senza istruzioni per l'uso.
La musica cambia palco passando attraverso la strumentazione dei Giardini di Mirò, affascinanti, melodiosi. Lenti e criptici nelle atmosfere che sanno ricreare, la voce di Corrado è ipnosi pura per un'esperienza live. Ma vanno capiti, e solo allora si può godere. Belle le parole di Jukka, sono abbracci di forza, per tutti, e pugni chiusi che si alzano.
Si può dire che oramai è notte, ed è il turno di Beatrice Antolini, che esegue principalmente le canzoni del suo ultimo album, ma con riarrangiamenti quasi tribali. Sotto la luce della luna, è molto facile che tutto diventi più bello, e qualche piccolo fruscio di troppo che esce dalle casse, non si nota nemmeno. Che poi la Bea è la Bea.
Si prosegue con gli A Toys Orchestra, che non vogliono sfigurare, e non lo fanno, davvero potenti le loro ondate di chitarra pesante, inframezzate da morbide attenzioni al piano e ballate rock, le persone purtroppo sono diminuite, la mezzanotte è passata da un po' e i pochi presenti, sicuramente stanchi, non calano però l'attenzione e si lasciano trasportare fino al coro di chiusura cantato all'unisono dai campani. E sì dal pubblico pure.
E l'ultimo ad esibirsi è Boxeur The Coeur, che chiude con un suo solitario set di stampo elettronico, in balia di acide pastiglie, pasticche per viaggiare, con qualsiasi mezzo, poco prima di andare a dormire. Dalla sua tastiera viene emanata una luce blu e verde, in sintonia con le perle di suono lucide che illuminano la notte.
Tardi. Soddisfazione. Rilassatezza. Pace. E l'erba è fresca ma umida a sdraiarvisi sopra. Dopo tutto.
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