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AUCAN - Dna
 

(2010) Africantape

 

Tracklist:
1. Rooko
2. Crisis
3. Dna
4. Urano 2
5. The darkest light

 

E se un gruppo italiano riuscisse a condensare l’esplosività dei 65 days of static, la versatilità dei Battles, il dubstep acido di Skream e le nevrotiche sperimentazioni dei Pivot in un solo prodotto musicale?

E giù risate a crepapelle, applausi scroscianti, occhiolini complici e gridolini di sincero divertimento per una battuta che, come tutte le freddure, sarà anche di cattivo gusto, ma tutte le volte che la senti non riesci proprio a sottrarti al suo grossolano fascino umoristico.
Una volta che vi sarete ricomposti ascoltate questo ep intitolato Dna, e capirete che non c’è proprio niente ridere. La questione è terribilmente seria. Perché i bresciani Aucan sono tutto tranne che una barzelletta.

Giunto alla seconda produzione, il terzetto composto da Giovanni Ferliga (chitarra, voce, sampler, synth), Francesco D’Abbraccio (chitarra, synth) e Dario Dassenno (batteria) sfodera in appena cinque brani una prestazione solida ed estremamente originale.
L’incontro fra rock ed elettronica genera un intreccio torrido e pastoso, dove batteria e chitarra si muovono furenti sopra un inventario di synth e campionamenti vari che spaziano fra drum’n bass, dubstep e Ebm.

 

L’impatto dei primi due pezzi -i migliori di tutto l’ep- è assolutamente devastante: Rooko, nella parte strumentale, ricorda molto da vicino qualche intricato passaggio dei Pivot; le fila serrate di chitarra, batteria e synth dialogano disinvolte con una sezione elettronica che strizza l’occhio alla drum’n'bass.

Il meglio del meglio è rappresentato però da Crisis, un febbrile fremito dubstep sostenuto ancora una volta da un’ottima batteria.

Dna registra il primo e unico ingresso della voce in un lavoro che comunque suona benissimo anche da “muto”.

Gli ultimi tre pezzi perdono un po’ quella spinta elettronica che aveva contraddistinto in modo così evidente i due brani iniziali.

L’ep si conclude con gli sconfinati quindici minuti di The Darkest Light, un antro buio che conduce l’ascolto verso lande desolate tipiche di Earth e Lustmord.

 

Nei trentasei minuti di Dna, gli Aucan dimostrano tutto il loro valore spaziando senza sbavature da un genere all’altro con profonda abilità tecnica e stilistica.

Nessuno ride più.

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