
(2009) Jestrai Records
Tracklist:
1. From Gea with love
2. Beyoncè is dead
3. Joiedevivre
4. Rock'n roll academy
5. Con dolcezza, Honey
6. Figli di Sannata
7. Western Mantra
8. Blowjobbing
9. Her
Per una volta è il buon h-capra che mi consegna un disco da recensire. E mi sgancia l'ultimo Gea. Sembra un segno del destino che io debba recensire i dischi dei Gea. Ed è con un profondo senso d'onore che mi sobbarco ciò che sembra essere un fatale onere, un gratificante dovere.
Rileggendo le mie stesse deliranti recensioni ho ritrovato frasi come:
- "..sento un po' di bolgia. Ma anche un po' di babele."
- "una piccola grande roccia rotolante"
- "palle e originalità"
- "Sfonderò una porta aperta"
- "alla Dinosaur Jr e alla Jesus Lizard"
- "ripercussioni sul vestiario del pezzo"
- "un disco da bicicletta"
E giustamente uno si chiede se chi scrive non sia per caso affetto da gravi dipendenze chimiche.
A distanza di quattro anni (tanti!) da Bailamme Generale provo ancora un certo scuotimento nel ricordare certe note, certi passaggi, certi testi. Infilando il cd nella feritoia del potente stereo del babbo, sobbalzo e strabuzzo gli occhi. Questi non sono i Gea....
Mi servono un paio di pezzi per realizzare: i Gea hanno deviato il percorso verso un sentiero involutivo che non ci si poteva aspettare del tutto. Non più quel timore di buttarsi nell'indie senza compromessi, non più quella remora nella sperimentazione, non più quel gusto depravato per il cattivare. A rigor di logica la parola d'ordine del disco sarebbe "amore", concetto fondamentale su cui ruota il disco. A rigor di sentimento, invece, la parola d'ordine è "pulsante". Detto anche di cose che palpitano (cuore e organi vari), che battono (le mani sugli strumenti), che si caricano di vitalità e fervore. E poco conta che il combo lombardo abbia perso un po' di brillantezza e gradevolezza nella ricerca di una differente sponda sonora.
Istinto, potenza, una matrice rock marcata ma priva di fronzoli che non può fare a meno delle aritmie cardiache della batteria, della nuova acidità chitarristica, di giochi melodici inzaccherati di fango, di un cantato meno "in faccia" che si districa tra inglese, francese e italiano. Nove pezzi un po' sofferti ma sinceri, per un disco dal colore opaco ma penetrante. I Gea sono tornati e sono di nuovo tra noi con la cosa che sanno fare bene. Con amore.
Rileggendo le mie stesse deliranti recensioni ho ritrovato frasi come:
"chi non lo ascolta ha perso."
è così.
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