L’estate mi ha tradito. Si è presentata e mi ha detto: non godermi, lavora! E io ho lavorato. Adesso mi si presenta l’autunno e mi dice: subiscimi, scrivi! E io scrivo perché mi sarebbe piaciuto, proprio adesso, farmi un giro, ma sapete com’è; è in atto un nubifragio. Allora penso che il nubifragio me lo becco lo stesso ma seduto in casa comodamente. Me lo becco sonoro e vorticoso.

 

GIONA – Per Tutti i Giovani Tristi
(To Lose La Track, Stop Records, Fallo Dischi)
Me lo becco con i Giona che da Napoli (ancora? eddai basta, ma non era la città del mandolino e di D’Alessio??) affondano la lama nello stomaco urlando e graffiando sugli strumenti. Disco, il primo, veloce, urgente, low fi e punk (si ma non pensate subito al bordello, sputi e distorsioni mega), privo di orpelli e caldo. caldo e malinconico. Il titolo parla di giovani tristi, io dico malinconici e va bene così…
Dura poco ogni pezzo; come graffi saturi di riverbero e delay, basso corposo e batteria ridotta all’osso. Picchi del lavoro l’opening Guardia, emotivamente un capolavoro che se non urli con Alessio allora non hai capito nulla e Bar, pezzo d’amore, ma amore eh. Amore vero. Poi ci metterei pure Gaiola. Suoneranno presto, andateveli a vedere e rendetegli merito.

 

THE BLACK VEILS – Blossom
(autoprodotto)
E di goccia in goccia (di pioggia), perché ho capito, guardando fuori, che non smetterà tanto facilmente, metto su Blossom dei Black Veils da Bologna che hanno pubblicato proprio or ora il loro primo lavoro. E loro, con l’autunno, ci stanno dentro proprio per bene. New wave della miglior risma, non pedissequo, ma devoto e appassionato. Quei bei bassi pulsanti in primo piano e le chitarre lancinanti come zampate. Gradisco. Gradisco, per esempio, la title track Blossom, o anche Dance of the Mice con i suoi gelidi synth. Voce sempre in primo piano e declamatoria (in senso buono) il giusto. Splendida The Fall, puri anni 80 che a dire chi mi ricorda dovrei fare un listone e non solo in senso dark, anzi, ma qui ci sta tutto il pop inglese bello frullato e riproposto con gusto e senso della misura. Unico appunto, ma è un mio problema: se ci fosse una vera batteria invece della drum-machine… Ottimo esordio. La band c’è e il disco si infila di diritto nel nuovo e promettente filone wave-dark italiano (Winter Severity Index in testa per dire…), perciò non ascoltatelo, siatelo…

 

ELECTRIC FLOOR – My bloody G.
La colonna sonora adatta per questo tempaccio me la sono fatta ormai e allora insisto.
Menzione rapida per gli Electric Floor di Cosenza. Rapida perché attendo il disco e questo è un singolo. My Bloody G. viaggia su trame synth e su chitarre nervose e acide. Su tutto spicca la voce di Emanuele: impostata e autorevole. Pezzo che promette per un album che non dovrebbe deludere chi ama lo shoegazing e la new wave inglese.

 

Souvlaki Reheated – An Italian Tribute to Slowdive
(Seashell Records)
Ma se piove cosÏ tanto perché non provare a chiudere gli occhi e sognare? Io sogno con gli Slowdive, ma siccome nonostante la reunion non hanno pubblicato nulla di nuovo allora vi propongo un bel tributo d’amore della Seashell Records che ha deciso di sfornare una rivisitazione intera di Souvlaki reinterpretato da un po’ di nomi dell’underground italiano. Tributo bellissimo e non perché ci suono pure io (vabbé la cover di Melon Yellow degli Stella Diana é di alto bordo, meno eterea e più sonica rispetto all’originale), ma il contributo dei Novanta con 40 days, di Nicolò Carnesi con Alison e Il ragazzo del novantanove con Sing, o anche Antarctica con When the Sun Hits, è di pregevole fattura. Il disco intero è però una piccola gemma di devozione e amore per uno dei più grandi gruppi inglesi degli ultimi trent’anni. Ascoltatelo e ri-scoprite una band, un genere e anche e sopratutto gli artisti coinvolti. Dice che anche Rachel Goswell abbia gradito.